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Anno X - 2010 - Numero 02
03 novembre 2010
INTERVENTO DI LUIGI PAPAIS PRESIDENTE DELLA CNE ALLA 46a SETTIMANA SOCIALE DEI CATTOLICI ITALIANI DI REGGIO CALABRIA.
Gli emigranti italiani danno impulso al bene comune e chiedono di superare le incertezze che attraversano il nostro Paese dopo 150 anni di storia unitaria.

Logo CNEGli emigranti italiani danno impulso al  bene comune e chiedono di superare le incertezze che attraversano il nostro Paese dopo 150 anni di storia unitaria

Anche gli italiani che vivono all'estero e che in molti frequentano le Missioni Cattoliche Italiane (MCI) hanno manifestato particolare attenzione alla 46 a Settimana sociale dei cattolici italiani di Reggio Calabria.
Le loro associazioni d'ispirazione cristiana, ma non solo, si sono recentemente soffermate su questo importante appuntamento ecclesiale e sociale, riflettendo su taluni contenuti del documento preparatorio.
Lo hanno fatto in Canada, in Argentina e in alcune parti d'Europa, interessati anche essi  all'Agenda di speranza  per l'Italia che  uscirà dai lavori  programmati  dal 14 al 17 ottobre c.a.
Gli italiani nel mondo sono per buona parte battezzati in Italia o loro discendenti e frequentano le MCI dislocate all'estero,  dove grazie all'impegno della Fondazione Migrantes  continua ad essere svolta una pastorale collegata con la Chiesa Italiana e in piena comunione con le diocesi di arrivo.
Una realtà meno consistente di un tempo,  a conseguenza dell'aumentata integrazione delle  seconde e terze generazioni degli emigranti, ma tutt'altro che trascurabile,  ben viva in tutti i luoghi ad alta presenza di italiani, con l'assistenza di sacerdoti impegnati ad annunciare il Vangelo mantenendo viva l'italianità, proiettandola  però senz'altro   nell'ottica dell'universalità.
Una ricchezza per la Chiesa italiana, ma anche per le Chiese straniere,  che apprezzano la serietà di una presenza ben organizzata  e di una particolare forma di testimonianza cristiana, certamente diverse dalle loro, ma che  incide positivamente in ambedue le realtà.
Gli emigranti italiani, lavorano di sicuro  per il bene comune globale,  a partire da  quello dei due Paesi che li riguardano da vicino, quello delle loro radici e quello in cui vivono, ma sono di pari passo attenti alle nostre questioni nazionali.
Essi sanno bene cosa è la globalizzazione, conoscono i suoi pregi e soprattutto i  rischi che tale dinamica finisce per provocare, nel bene e nel male e vorrebbero contribuire a individuarne i rimedi,  perché essa non annulli le peculiarità di ogni popolo, anche di quelli che sono minoritari, ma che rappresentano una   risorsa da salvaguardare.
All'estero,  prima che ciò avvenisse nelle  terre da dove sono partiti due secoli fa,  hanno realizzato in anticipo le premesse per l'Unità d'Italia e per questo motivo  non comprendono le lacerazioni territoriali che noi stiamo vivendo  da qualche decennio.  Amano la Patria, amano il Tricolore.
Dello spirito unitario  vogliono fare memoria e chiedono allo Stato italiano di favorire iniziative anche all'estero per ricordare il 150 anni di tale avvenimento storico.
Sanno che l'Italia nell'affrontare in ritardo e inadeguatamente le conseguenze della globalizzazione è  in questo momento una "potenza declinante" , ma ritengono altresì che essa rivesta comunque  un ruolo importante nello scenario internazionale e  che si debba  guardare avanti  con coraggio per riconquistare le molte occasioni mancate.
Auspicano altresì che il divario tra Nord e Sud venga colmato, che la transizione istituzionale in atto da un ventennio a questa parte  sia definitivamente superata,  per dar luogo a un parlamento scelto dagli elettori e non preconfezionato a scatola chiusa dai partiti, con  un  esecutivo che governi effettivamente, con un giusto equilibrio  tra i diversi poteri dello Stato.
Si rendono conto che le nostre bassissime dinamiche demografiche stanno invecchiando la nostra popolazione e riducendo numericamente la consistenza delle città e i paesi dai quali  sono partiti, all'epoca ben più popolate,  anche di giovani.
"Cose nuove" capitano quindi anche  in Italia, dove al posto  dell'emigrazione è sopraggiunta  l'immigrazione,  che genera pure dei seri problemi, ma che arricchisce il nostro Paese, nella stessa misura in cui gli emigranti italiani hanno arricchito i Paesi dove sono stati accolti.
Contribuiscono con le loro rimesse a stipendiare le badanti straniere che in Italia assistono i loro genitori, svolgendo un lavoro non dissimile da quello di molte donne italiane un tempo al servizio di famiglie agiate,   vuoi nel nostro Paese, vuoi in Europa e altrove.
Immaginano per i figli degli stranieri nati in Italia gli stessi diritti che loro hanno reclamato all'estero e la possibilità di ricongiungimento familiare come loro stessi hanno a suo tempo ottenuto,  seppure non senza  difficoltà.
Da qui l'utilità di far conoscere le loro esperienze, per aiutare così le nostre genti a comprendere il complesso fenomeno dell'immigrazione, per affrontarlo nel migliore dei modi e   per educare  gli italiani all' accoglienza,  per favorire l'integrazione, che nulla ha a che vedere però  con l'assimilazione.
Sono curiosi di conoscere gli sviluppi del federalismo incipiente, che molti di loro sperimentano in forme variegate nei Paesi dove vivono, del quale però non capiscono  quale svolgimento potrà avere in Italia e con quali costi, soprattutto per le regioni svantaggiate.
Immaginano sì un federalismo verticale che decentri le decisioni ai livelli più vicini alla gente, ma credono anche alla sussidiarietà orizzontale che valorizzi i corpi intermedi, tra i quali inseriscono le  associazioni che si occupano di emigrazione, secondo l'ottica del pluralismo sociale.
Associazioni centrali che operano in Italia con funzioni di collegamento e di promozione sociale, ma anche sodalizi che lavorano all'estero a contatto con gli emigranti ai quali dovrebbero essere riservate le stesse condizioni contributive e fiscali di quelle che operano all'interno dei confini nazionali.
Viceversa, annullando o depotenziando le associazioni e gli  organi di rappresentanza degli emigranti, che già di loro funzionano da qualche tempo con troppe incertezze e indecisioni, significa danneggiare il bene comune, indebolendo ovunque la già precaria coesione sociale.
Gli italiani all'estero sanno che la nostra  crisi economica impone tagli di spesa, ma non riescono a concepire tagli lineari e generalizzati,  provocando   chiusure di sedi diplomatiche,  interruzione di scuole e di corsi di lingua italiana,  il ritardato  e limitato funzionamento degli organi di rappresentanza degli emigranti e degli strumenti  di comunicazione  di settore (Comites, Cgie, stampa di emigrazione, agevolazioni postali, ecc.).
Infine, auspicano che il diritto di voto per gli italiani all'estero venga mantenuto, ancorché modificato per gli aspetti che non hanno funzionato in queste prime esperienze elettorali. Un diritto alla cittadinanza compiuto, quello del voto all'estero,  lungamente reclamato, che non può essere soppresso per colpa di qualche  scorrettezza.
Un invito pertanto ai parlamentari eletti all'estero, affinché sappiano lasciare da parte le differenziazioni politiche per lavorare in un intergruppo  primariamente per gli interessi effettivi degli emigranti, che sono molti  e riguardano soprattutto coloro  che vivono in condizioni di indigenza nell' America Latina.
Per finire, la Chiesa italiana sappia che gli emigranti italiani si sentono partecipi e disponibili, nella stesura definitiva di quella che vuole essere l'agenda di speranza per il futuro del nostro Paese avviata nel cantiere di lavoro socio culturale di Reggio Calabria.
 Pur vivendo all'estero, e forse per questo superiori a tante sterili contrapposizioni di casa nostra, credono di poter suggerire qualcosa di costruttivo, anche come emigranti italiani ma anche come cattolici,  assieme a tante altre persone di buona volontà,  per il futuro della loro Patria natia.

Luigi Papais
Vice presidente dell'Ucemi (Unione Cristiana Enti Migranti Italiani)  e Presidente della CNE (Consulta Nazionale dell'Emigrazione)

 


 N o t i z i e
  IL RAPPORTO SUGLI ITALIANI NEL MONDO 2009 DELLA FONDAZIONE MIGRANTES.   15/12/2009

Gli emigrati Italiani nel mondo sono circa 4 milioni, tanti quanti sono gli immigrati in Italia. Tra gli Italiani all'estro il 31,8% ha meno di trenta anni, e i minnori incidono per 16,4%. A loro volta gli anziani con più di 65 anni sono il 18,3%. I flussi in uscita hanno coinvolto tutte le regioni italiane. La sardegna coinvolta per ultima dai flussi ha visto emigrare più di un terzo della sua popolazione. Tra i 4 milioni di emigrati italiani all'estero che hanno conservato la cittadinanza italiana, almeno 1,5 milioni hanno la doppia cittadinanza.

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  V CONFERENZA REGIONALE DELL'EMIGRAZIONE LAZIO NEL MONDO: DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DELLA CNE RINO GIULIANI.   01/12/2009

La Conferenza dei laziali nel mondo conclusasi ieri nella Sala del Museo nazionale delle migrazioni segnala nel documento finale e nei documenti conclusivi dei gruppi di lavoro una crescita di consapevolezza delle associazioni dei laziali sul proprio ruolo nel presente e nel futuro delle comunità italiane all'estero unita ad una chiara idea di come rinnovarsi senza contrapporre le nuove generazioni con coloro che li hanno preceduti nella organizzazione dell'associazionismo degli italiani all'estero. Il futuro è affidato sin da ora ai giovani italiani e figli di discendenti di italiani. La CNE esprime una valutazione positiva sul'insieme dello svolgimento della Conferenza che ha tenuto conto delle rivendicazioni avanzate nel Convegno CNE di fine 2008 sul ruolo imprescindibile delle associazioni locali, regionali e nazionali come anche sull'impegno dell'Assessore Di Liegro a sostenere in sede di Conferenza Stato, Regioni, Province autonome e CGIE le risultanze della Conferenza stessa.

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  GIOVANNI MAROCCO È IL NUOVO SEGRETARIO ESECUTIVO DEL CGIE.   23/10/2009

È Giovanni Marocco il nuovo segretario esecutivo del Consiglio Generale degli Italiani all'Estero. Marocco si è insediato alla Farnesina il 20 ottobre in sostituzione di Piero Porcarelli, che ha ufficialmente preso posto a capo dell'Ambasciata di Assuncion in Paraguay, la stessa da cui proveniva proprio il nuovo segretario del Cgie. Nato nel 1949 a Torino, dove si è laureato in scienze politiche, prima, ed il lettere, poi, Marocco entra in carriera diplomatica ne 1978.

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